CORTINA. «Scendere con il bob é come fare un giro di qualifica in Formula Indy»: Simona De Silvestro non lo dice a caso, sa di che cosa parla. 35 anni, l’azzurra è in gara venerdì per quella che è la sua seconda vita. E neanche tanto in senso figurato. Padre emigrato in Svizzera da Forno di Zoldo, Simona nasce a Thun e fin da piccola ha questa sfrenata passione per i motori. Sale in kart appena può, la porta papà e da lì spicca il volo che la porta negli Stati Uniti, sul podio della Formula Indy, prima donna a riuscirci: «A parte il freddo, il concetto di velocità tra un’auto e un bob è molto simile. E io provo sempre ad andare il più veloce possibile. Adrenalina pura». Spiegare come si governa un bolide a quattro ruote e un altro a due pattini è un bigino di scuola guida: «In auto esci dal box e sei tu che scegli la migliore traiettoria, come e dove fare la curva, puoi rallentare per sentire meglio il motore se tu serve. Nel bob devi appoggiarti nei punti giusti, non hai il pieno governo del mezzo. E a un certo punto la velocità non puoi più deciderla, te la impone la pista».

Simona De Silvestro in azione sul bob

Simona ha rischiato di morire a Indianapolis nel 2011 quando la sua auto ha preso fuoco, ustioni sulle mani ma due giorni dopo di nuovo in pista, è andata bene (“ci ho pensato per due anni, poi quell’incubo mi ha abbandonato”) quindi ne avrebbe fatto a meno ma il concetto di paura lo conosce eccome. Per questo la prima volta sul bob è un gancio nella memoria: «Ero a La Plagne, avevo chiesto di poter provare con il gruppo azzurro e mi hanno accettato. Sulle auto esci dai box, prendo il giro e poi aumenti la velocità. Qui i tecnici ti spiegano come affrontare la discesa, ti siedi e poi ti lasciano andare. E tu devi ricordarti tutto quello che ti hanno detto. Da giovane sei più incosciente, ora ci penso di più: confesso, ho avuto paura. Se mi sono ribaltata? Sì, ad Altenberg per esempio ci ho lasciato una clavicola, non faceva parte del piano ma del gioco. Mi ha fregato la velocità».