«Finora non c’è stata la determinazione di ricorrere a un’attiva deterrenza nucleare, che è l’unica soluzione al “problema europeo”, che è diventato di nuovo una minaccia per noi». Alle «provocazioni inevitabili e la violazione di eventuali accordi bisognerà rispondere con mezzi militari». Dopo di che, «se gli attacchi non nucleari non avranno effetto e l'Europa non cederà, o meglio, non si arrenderà, dovremo essere completamente pronti - in termini militari-tecnici, e soprattutto politico-psicologici - a sferrare attacchi limitati, ma sufficientemente massicci, per un effetto politico, con armi operativo-strategiche di rappresaglia nucleare».
Potrebbero sembrare e le solite parole di un eccentrico che le spara grosse, tuttavia il politologo Sergei Karaganov, almeno dal 2024, si è fatto più influente. O almeno, più direttamente usato dal potere russo e intrecciato con le sue figure. La sua rivista, “Russia in Global Politics”, ha nel board il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e l’assistente del presidente Putin per la politica estera, Yuri Ushakov. Non è la prima volta che Karaganov si lascia andare alle minacce nucleari contro l’Europa, ma il timing è sempre importante, i russi si fanno precedere dalle minacce nel giorno in cui si aprono i colloqui di Ginevra.






