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Ultimo aggiornamento: 10:16
Attaccava ospedali e operatori sanitari con ripetuti attacchi informatici, per poi chiedere riscatti da milioni di dollari per non diffondere le fotografie riservate dei pazienti e rivelare le loro malattie. Roman Khlynovskiy, cittadino kazako di 42 anni, è stato arrestato lo scorso 30 luglio a Rimini. Pendeva su di lui un mandato di cattura internazionale, spiccato due giorni prima dal Tribunale per il distretto est del Tennessee, negli Stati Uniti. Le accuse sono di associazione a delinquere finalizzata alla frode telematica, di furto d’identità, di riciclaggio di denaro, oltre a estorsione informatica e minacce di divulgazione di immagini intime non consensuali. La moglie dell’hacker si è appellata al ministro della Giustizia Carlo Nordio, chiedendo di non concedere agli Usa l’estradizione: “Le sue competenze, se impiegate in un quadro legale e trasparente, potrebbero contribuire a una migliore comprensione e prevenzione di fenomeni tecnologici complessi, legati alla cybersicurezza, alla protezione delle infrastrutture e agli interessi nazionali”.
Tuttavia il 20 agosto il Gran Giurì ha rinviato a giudizio Khlynovskiy, rendendo sempre più imminente la sua estradizione verso gli Usa. Nell’appello fatto dalla moglie Olena si chiede “che venga esaminata con attenzione e responsabilità la possibilità di non estradare Roman”. La donna aggiunge di essere “consapevole delle complesse conseguenze umanitarie, giuridiche e geopolitiche che una simile decisione comporta. Mio marito non è un criminale violento e non rappresenta una minaccia per la società. – e aggiunge – Ritengo legittimo domandarsi se la sua permanenza in Italia non possa costituire una soluzione più equilibrata e, al contempo, più utile per lo Stato stesso. Roman ha sempre espresso la disponibilità a collaborare con le istituzioni, mettendo a disposizione la propria esperienza e le proprie conoscenze”.








