Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 20:32

Sospesa l’estradizione negli Stati Uniti dell’hacker kazako Roman Yuryevich Khlynovskiy. Il Tribunale amministrativo del Lazio ha accolto il ricorso congelando il decreto del ministro della Giustizia firmato il 17 febbraio, per trasferire l’imputato dal carcere di Ferrara consegnandolo alle autorità Usa. Il 17 dicembre 2025 la Corte di appello di Bologna aveva dato il proprio assenso all’estradizione. L’uomo, 43 anni, è accusato di far parte di una gang di criminali informatici. Il gruppo avrebbe paralizzato per tre giorni alcuni ospedali americani, cessando gli attacchi dopo aver intascato pagamenti per centinaia milioni di euro. Oltre ai soldi, nella refurtiva ci sarebbero anche i dati sensibili di politici statunitensi.

“Mi risulta che sia successo solo quattro volte nella storia repubblicana che il decreto di estradizione di un ministro fosse sospeso dai giudici amministrativi, non reperisco altri casi giurisprudenziali”, ha commentato l’avvocato Alexandro Maria Tirelli, difensore di Khlynovskiy insieme alla legale Francesca Monticone. Tirelli aveva presentato il ricorso contro l’estradizione chiedendo che “venga accertato, con strumenti adeguati da parte dei competenti reparti in materia di intelligence e sicurezza nazionale, se le competenze di Khlynovskiy possano avere rilievo per lo Stato italiano”. Contattato da ilfattoquotidiano.it, l’avvocato dice che “nessuna autorità ha raccolto, fino ad ora, il suo appello”. Storie di cybercriminali che hanno compiuto il salto della barricata, collaborando con le aziende e forze dell’ordine, ce ne sono. Ilfattoquotidiano.it aveva raccontato il caso del russo Dmitry Smilyanets, ex fan di Putin e ora al servizio della sicurezza informatica a stelle e strisce. Secondo l’avvocato Tirelli, sarebbero proprio gli americani a premere per l’estradizione: “Alcuni segnali lasciano intuire il messaggio delle autorità statunitensi a quelle italiane: ‘non ostacolate la consegna di Khlynovskiy'”. Il legale, tuttavia, spera almeno in una valutazione: “Un paese sovrano dovrebbe verificare se le abilità del mio assistito possano contribuire alla sicurezza informatica del Paese, mi aspetto e spero che ciò avvenga”.