Dottor Palamara, il ministro Nordio in un’intervista ha detto che «il sorteggio del Csm romperà questo meccanismo “para-mafioso”, questo verminaio correntizio. Perché se non ti iscrivi all’Anm non fai carriera».
Che ne pensa? È un po’ la realtà che lei ha descritto nel libro denuncia Il Sistema. Corretto?
«Il linguaggio del ministro è indubbiamente molto forte e risente di un’escalation di toni che negli ultimi mesi ha coinvolto entrambi gli schieramenti. Se una riforma viene descritta come un favore alla mafia o come un tentativo di controllo politico sulla magistratura, è inevitabile che il livello dello scontro salga. Depurando le parole dagli eccessi retorici, credo però che il ministro abbia voluto fotografare un disagio reale. Il punto non è l’iscrizione formale all’Anm, che resta un’associazione legittima e rappresentativa. Il nodo è il peso che, nel tempo, hanno assunto le correnti nell’orientare le scelte del Csm. Nel libro Il Sistema ho raccontato dall’interno un meccanismo in cui le nomine direttive e semidirettive venivano discusse secondo logiche di appartenenza, equilibrio tra gruppi e compensazioni reciproche. Non era un sistema criminale, ma certamente un sistema di potere. E quando il potere si organizza in modo stabile e autoreferenziale, rischia di soffocare il merito. Il sorteggio, se ben congegnato e accompagnato da criteri oggettivi di valutazione, può rappresentare uno strumento per spezzare l’oligopolio correntizio. Non è la soluzione di tutti i mali, ma è un segnale chiaro: restituire centralità alla professionalità e ridurre il peso delle appartenenze».












