Quanto dovrebbe costare una casa? E uno stipendio? O una multa? Spesso crediamo di rispondere a queste domande in modo razionale, valutando dati e informazioni.
In realtà, molte delle nostre decisioni sono influenzate da un meccanismo psicologico tanto invisibile quanto potente: il bias dell’ancoraggio. Il concetto, studiato per la prima volta negli anni Settanta dagli psicologi Daniel Kahneman e Amos Tversky, descrive la tendenza della mente umana ad “ancorarsi” alla prima informazione ricevuta - un numero, un prezzo, una stima - e a usarla come punto di riferimento, anche quando è del tutto arbitraria.
Tutto questo vale anche in finanza. “Il bias dell'ancoraggio può influenzare le decisioni degli investitori, che possono prendere come riferimento un dato o un valore, ad esempio un livello di prezzo massimo o minimo toccato in passato, e agire di conseguenza senza considerare i fondamentali - commentano da Pictet AM Italia - Basarsi su giudizi affrettati distorce la capacità di valutazione, limitando le possibilità di cogliere le opportunità in un contesto in evoluzione. L’ancoraggio distorce infatti la fase di valutazione, limita la flessibilità delle scelte e porta a commettere errori costosi: il pensiero resta vincolato a un’ancora, ovvero a un valore iniziale errato”.







