Nel mondo della finanza, numeri, grafici e modelli quantitativi sembrano dominare il processo decisionale degli investitori.
Tuttavia, anche nell’epoca dei big data e degli algoritmi, l’analisi fondamentale resta una disciplina che richiede non solo logica e solidità matematica, ma anche creatività, intuito e comprensione profonda dei comportamenti umani. È questa la visione di Angus Muirhead, Head of Thematic Equities di UBS AM, che sottolinea come l’investimento sia tanto “scienza” quanto “arte” e il cui approfondimento è stato ripreso nella sezione Focus Education di Advisor (vedi qui)
Per la selezione dei titoli da inserire in un portafoglio è necessario comprendere i bilanci aziendali, calcolare le valutazioni azionarie, insieme all’analisi fondamentale di settori, aziende, tecnologie e modelli di business. A prima vista, queste attività sembrano puramente tecniche, basate sulla capacità di calcolare con precisione il valore intrinseco di un’azienda. Ma, avverte Muirhead, la realtà è molto più complessa: “La “scienza” dell’investimento ha anche un lato “morbido”, un’arte o “logica sfocata” talvolta attribuita a “sensazioni” o intuizioni, che richiede un set di competenze molto diverso”.






