La scritta "siamo sanitari non gangster" in uno dei cartelli portati dai partecipanti al flash mob davanti all'ospedale di Ravenna è la risposta dei medici all'indagine della Procura che ipotizza l'emissione di falsi certificati in favore dei migranti per evitare l'invio nei cpr.
Circa 250 persone hanno dato vita alla protesta, convocata dopo la perquisizione dei giorni scorsi e dopo che la vicenda, sebbene l'inchiesta non sia conclusa, è diventata terreno di aspro scontro politico.
Con da un lato i ministri Salvini ("Se fosse confermato, sarebbe una vergogna da licenziamento, da radiazione e da arresto") e Piantedosi, dall'altro il Pd e Avs, in difesa del personale sanitario. La deputata dem ravennate Ouidad Bakkali, presente in ospedale, ha scritto un'interrogazione parlamentare e ha definito quelle dei ministri "dichiarazioni accusatorie, diffamatorie e infondate" e "che mirano a creare un clima intimidatorio".
L'indagine riguarda il reparto di malattie infettive e almeno sei sono i medici indagati per falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e continuata. Secondo quanto finora ipotizzato, nell'esercizio delle loro funzioni nell'ospedale romagnolo, avrebbero emesso certificazioni false per impedire che stranieri irregolari, sottoposti a visita, venissero accompagnati nei cpr, i centri di permanenza per rimpatri. A questo scopo, sempre secondo l'accusa, i medici avrebbero certificato la loro inidoneità pur in mancanza delle specifiche condizioni previste dalla legge: vedi malattie infettive contagiose, disturbi psichiatrici, malattie acute o croniche degenerative.















