Nel sangue di persone malate di schizofrenia è possibile individuare marcatori molecolari che permettono di distinguere le forme che trattabili con i farmaci antipsicotici da quelle che invece non rispondono.

Lo indica la ricerca pubblicata sulla rivista Translational Psychiatry e condotta in Italia, dal Ceinge Biotecnologie Avanzate ‘Franco Salvatore’ di Napoli, in collaborazione con le Università di Salerno, ‘Federico II’ di Napoli e l’Università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’ di Caserta.

La schizofrenia è uno dei disturbi psichiatrici con più ricadute in termini di qualità della vita e costi per la salute pubblica, ma le cause genetiche e ambientali all’origine di questo disturbo sono ancora gran parte sconosciute e circa il 30% delle forme è resistente ai farmaci antipsicotici.

“Abbiamo eseguito esperimenti combinati di risonanza magnetica nucleare e di chimica analitica e abbiamo identificato nel sangue dei pazienti con diagnosi di schizofrenia farmacoresistente delle differenze nella composizione del siero rispetto a quella dei pazienti responsivi alle terapie antipsicotiche”, dice il coordinatore della ricerca Alessandro Usiello, direttore del Laboratorio di Neuroscienze traslazionali del Ceinge e ordinario di Biochimica clinica dell’Università della Campania L.