Studiando animali che percorrono l’intero arco dell’esistenza in pochi mesi si possono cogliere aspetti di grande interesse scientifico, ovviamente previo trasferimento delle informazioni raccolte nell’uomo. Così, quando si parla di studi sull’invecchiamento, il killifish o killi (piccolo pesce d’acqua dolce) rappresenta un modello sperimentale ottimale proprio per la possibilità di offrire informazioni sul percorso dall’infanzia alla senescenza. E proprio da uno di questi studi, apparso su Kidney International e condotto da esperti del MDI Biological Laboratory, della Hannover Medical School e del Colby College coordinati da Hermann Haller (prima autrice Anastasia Paulmann), viene un’ipotesi di lavoro di grande interesse pratico. Trattando il piccolo vertebrato con farmaci della famiglia delle gliflozine, normalmente impiegati nel trattamento del diabete, si è visto infatti che questi possono aiutare a prevenire i danni al rene legati alla senescenza ben oltre la sola azione sulla glicemia. Oltre a confermare l’importanza dell’asse cardio-nefro-metabolico, lo studio propone un’osservazione che in qualche modo, se confermata anche nell’uomo, potrebbe svelare ulteriori informazioni sul ruolo protettivo dei farmaci di questa classe.