di

Elena Meli

Lavorano senza sosta e non danno segni di cedimento se non quando ormai sono allo stremo, ma con il passare dell'età la loro «riserva» si riduce. L'importanza della prevenzione e della diagnosi tempestiva: una proposta di legge vuole rendere alcuni esami, facili e poco costosi, di routine per tutti

Fanno gli straordinari senza mai lamentarsi, lavorano anche il doppio di quanto dovrebbero senza farlo pesare. Non sono i dipendenti che qualunque azienda vorrebbe, ma i nostri reni: soldatini infaticabili che silenziosamente fanno il loro dovere, sobbarcandosi molte più funzioni essenziali per la nostra salute di quante pensiamo e senza mai dare segno di cedimento se non quando sono allo stremo. Una «resistenza» che è la loro forza, ma anche la loro debolezza: i reni tamponano le difficoltà più che possono e non a caso sono due, proprio perché uno può perfino sopperire al lavoro dell’altro in caso di ko. Però se ci sono problemi non danno sintomi, se non quando la malattia renale è in stadio avanzato e si può essere persa anche fino all’80 per cento della funzionalità di questi due organi gemelli.Così non stupiscono i dati più recenti relativi all’insufficienza renale: il Global Burden of Disease Study stima riguardi, in grado più o meno grave, fino al 10 per cento della popolazione mondiale adulta, ovvero circa cinque milioni di persone in Italia, che però in larga parte sono inconsapevoli di avere una funzione renale compromessa. Il paradosso? Oggi si potrebbe fare molto se la malattia renale cronica fosse riconosciuta nei suoi primi stadi e la dialisi, a cui si approda quando ai reni resta circa il 15 per cento della loro capacità, potrebbe diventare un’eccezione.La strada per riuscirci passa dalla prevenzione, prendendoci cura della salute dei reni per evitare che «perdano colpi», ma anche da una diagnosi tempestiva che consenta di adottare terapie salva-reni.