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Maria Giovanna Faiella

Su circa 8mila screening gratuiti, effettuati durante la giornata mondiale del rene, il 15,9% dei partecipanti ha avuto bisogno di una visita nefrologica. De Nicola (presidente SIN): «Sottoporre allo screening almeno tutti i pazienti con un fattore di rischio»

Essere a rischio di malattia renale cronica e non saperlo: i reni, infatti, non si lamentano e soffrono in silenzio. Su quasi ottomila persone (7.761) che hanno partecipato agli screening offerti gratuitamente nelle Nefrologie italiane lo scorso 12 marzo, in occasione della giornata mondiale del rene, il 15,9% ha avuto bisogno di una visita nefrologica. In pratica, 1.272 persone avevano una malattia renale cronica senza saperlo. Grazie all’iniziativa «Porte aperte», promossa da Fondazione Italiana del Rene (FIR) e Società Italiana di Nefrologia (SIN), hanno potuto scoprirlo effettuando un semplice esame. Lo screening, infatti, si basava sulla determinazione della albuminuria (presenza anomala di albumina nelle urine) oltre alla ricerca di fattori di rischio.

In aumento gli italiani con malattia renale, ma molti non lo sannoIn base ai dati preliminari raccolti durante la giornata, elaborati dalla FIR, l’albuminuria si conferma il marcatore più sensibile di presenza di malattia renale.«La malattia renale cronica riguarda il 10% della popolazione adulta; quindi, i risultati preliminari degli screening, effettuati durante la giornata mondiale, potrebbero essere leggermente sovrastimati poiché, in generale, le persone che partecipano volontariamente a questi screening sono soprattutto anziane. Infatti, l’età media dei partecipanti era di 61 anni, quindi a maggior rischio di malattia renale cronica – spiega il professor Luca De Nicola, presidente della Società Italiana di Nefrologia e ordinario di Nefrologia all’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli –. In ogni caso si stima che in Italia siano circa 5 milioni le persone con malattia renale cronica, di cui il 77% ancora non lo sa. E sono in aumento perché la popolazione è sempre più anziana, per cui più si va avanti con gli anni, più si può ridurre la funzione renale; l’aumento dell’età, inoltre, si associa a una maggiore presenza di diabete ed ipertensione, principali fattori di rischio di malattia renale cronica».