ROVIGO - Il giorno dopo la morte di Rossini, la città appare diversa. Non solo per l’assenza di quel passo felpato tra le vetrine e i gradini di Palazzo Nodari, ma per il clima che si è creato attorno a quanto accaduto. Al dolore si è mescolata la rabbia. E sui social, nel giro di poche ore, è esplosa una vera e propria gogna.
È stato un tam tam continuo di post, commenti, condivisioni. Ricostruzioni improvvisate, accuse, richieste di giustizia. Molte informazioni si sono rivelate infondate. Tra le più diffuse, quella secondo cui il gatto sarebbe stato schiacciato più volte da auto in corsa prima di essere recuperato. Una versione che ha alimentato indignazione e inviti a “trovare i responsabili”. Ma non è così. Dalla polizia locale ribadiscono una ricostruzione diversa e chiara: l’automobilista che si è reso conto di aver investito Rossini si è fermato immediatamente, ha provato a soccorrerlo e ha chiamato i vigili. Non c’è stata alcuna fuga. Non risultano corse spericolate. Non emergono elementi che parlino di guida in stato di alterazione.
Eppure online si è scatenata una caccia al colpevole. C’è chi ha chiesto l’acquisizione delle immagini delle telecamere, chi ha invocato indagini approfondite, chi ha puntato il dito contro presunti “pirati della strada” mai esistiti. Commenti durissimi, spesso basati su voci e non su fatti. Una spirale che ha trasformato una tragedia in un tribunale virtuale.






