Una tossina rara e potentissima, l’epibatidina, è tornata al centro dell’attenzione mediatica dopo le accuse di cinque Paesi europei secondo cui sarebbe stata impiegata nell’avvelenamento dell’oppositore russo Alexei Navalny. Al di là delle vicende politiche, il caso ha acceso i riflettori su un piccolo anfibio sudamericano: la rana freccia dell’Ecuador. Ma davvero una rana può uccidere un essere umano? La risposta, secondo la scienza, è sì - anche se si tratta di casi estremi e di specie molto specifiche.

La rana freccia dell’Ecuador e l’epibatidina

L’epibatidina è stata isolata per la prima volta negli anni Novanta dalla pelle di una specie ecuadoregna, la Epipedobates anthonyi, appartenente alla famiglia dei Dendrobatidi. Queste rane, note come “rane freccia”, vivono nelle foreste pluviali dell’America centrale e meridionale. L’alcaloide agisce sul sistema nervoso centrale legandosi ai recettori nicotinici dell’acetilcolina. È una neurotossina estremamente potente: a dosi elevate provoca paralisi muscolare e arresto respiratorio. Studi pubblicati su riviste come Science e Journal of Natural Products hanno evidenziato che l’epibatidina è centinaia di volte più potente della morfina come analgesico, ma con una tossicità tale da renderne impossibile l’uso clinico diretto.