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Il dissidente morto e l’accusa di 5 Paesi Ue: "Usata la tossina sulla pelle dell’animale". Mosca: "Illazioni"

La morte, quando arriva travestita da silenzio, lascia sempre una traccia più rumorosa di qualsiasi esplosione. Ora quel rumore ha un nome: epibatidina. Una parola chimica, quasi elegante, che suona come una nota sbagliata in una sinfonia di menzogne. Ed è attorno a questa sostanza, una neurotossina estratta dalla pelle di una rana dell’Ecuador, utilizzata dalle tribù indigene nelle cerbottane durante la caccia, che prende forma, con la freddezza dei dati e la brutalità dei fatti, la verità sulla morte di Alexey Navalny.

Cinque laboratori europei indipendenti di Regno Unito, Svezia, Francia, Germania e Paesi Bassi sono giunti alla stessa conclusione analizzando campioni biologici di Navalny, fatti uscire clandestinamente dalla Russia dalla sua famiglia dopo la morte: l’oppositore del Cremlino è stato avvelenato con epibatidina. È stata la vedova Yulia Navalnaya, a dare notizia della scoperta, in una conferenza stampa a margine del vertice sulla sicurezza di Monaco.