VENEZIA - C’è una forte domanda di autonomia che arriva dal Veneziano. Da un lato le istanze dei Comuni del Veneto orientale, che si vedono sulla porta di casa la concorrenza dei Comuni del Friuli Venezia Giulia a statuto speciale, dall'altra parte Venezia capoluogo che l'altro ieri, in consiglio comunale, ha approvato ordine del giorno all'unanimità in cui si chiede autonomia su temi quali la finanza locale, il turismo, il commercio, l'urbanistica, l'ambiente.

Segnale importante, quello che arriva dal capoluogo, perché i voti unanimi in consiglio comunale si contano sulle dita di una mano: era successo qualche anno fa sull'ordine del giorno che chiedeva a Roma di rifinanziare la Legge speciale con 150 milioni l'anno per dieci anni. Ed era successo (ma qui l'unanimità fu ben più sofferta) sugli undici punti che l'amministrazione di Paolo Costa, più di vent’anni fa, dovette far accettare alla maggioranza rosso-verde per far passare il Mose.

Ora Venezia non chiede più contributi a fondo quasi perduto (che non ci sono) ma possibilità di decidere da sola. Lo spiega bene Deborah Onisto, consigliera comunale di Forza Italia, prima firmataria dell'Ordine del giorno votato l'altro giorno. «Autonomia? Chiamiamola come vogliamo, ma la specificità di Venezia va riconosciuta e non basta un “assegno”. Tutto è partito dalla richiesta di gestione delle acque interne. Sembra tema da poco, ma per Venezia è importante, basti vedere cosa è successo domenica con l’incidente in Canal Grande e cosa succede in laguna ogni giorno. L'argomento riguarda la laguna e i laghi, ma per la laguna e Venezia è la vita stessa della città, non è solo la gestione di qualche battello turistico come sul Garda. Pochi giorni fa il ministro Musumeci proprio a Venezia è venuto a presentare il progetto di legge sulla liberalizzazione del diporto commerciale. Sapete cosa significherebbe questo per Venezia? Il far west. Allora ho mandato a Roma una proposta di emendamento che stralciasse Venezia. Niente, giudicata inammissibile».