Mi domando però: sono tanto diverse le nostre città metropolitane dall’America allucinata, confusa, contraddittoria di Trump dove i derelitti aumentano a dismisura e non esiste un sistema sanitario pubblico che copra le spese mediche degli abbienti, figurarsi di quelli che non hanno nulla e non pagano le tasse? Non viaggio da tempo ormai. Ma ricordo perfettamente una trasferta newyorkese che mi sconvolse la vita. Tre giorni nella grande Mela che tutti accoglieva. Volo interminabile per arrivare a destinazione, controlli serrati per uscire da un aeroporto che sembrava una Babele. Una poliziotta ruspante passa in rassegna ogni centimetro del mio corpo magro con un aggeggio che somiglia a un metal detector e, dopo un interrogatorio di un’ora sulle mie reali intenzioni di viaggio, mi congeda infastidita dandomi una pacca poderosa sulla spalla. La città era enorme. A tratti soffocante. Nonostante l’ora tarda (le tre del mattino), c’era un via vai di anime inquiete che si muovevano alla spicciolata sui marciapiedi come fossero le otto del mattino. Al tavolo del ristorante, in un inglese sgangherato, ordino un hamburger alto venti centimetri. Non riesco a inghiottire un solo boccone del lauto pasto per limiti evidenti delle mie povere fauci e me ne torno con le pive nel sacco all’hotel periferico in cui soggiornavo, colazione scadente e aria condizionata a palla, dandomi del coglione. Mi sentivo un marziano. Un’infinità di taxi avanzavano come soldati su vie larghe come autostrade e fumi densi uscivano dai tombini recando foschi presagi. A un certo punto si avvicina un energumeno di colore, con un cappotto sgualcito addosso. E con voce roca e profonda, fissandomi nelle pupille degli occhi, sussurra «I am an homeless». Impietosito e un po’ spaventato, gli do qualche spiccio, forse erano vecchie lire, e lo lascio a contemplare il bottino. Il primo biglietto da visita che mi regalava New York. Di clochard analoghi ne incontrai a bizzeffe nei due giorni successivi. Si mescolavano tra la folla dei marciapiedi o sulle banchine della metropolitana. Nessuno ci faceva caso perché erano tutti troppo impegnati a comprare sandwich unticci e rivoltanti e quella povertà accecante faceva ormai parte dell’arredo.