Sopra la bara bianca ci sono tre rose nere, al centro di una mazzo candido. Perché Zoe Trinchero, come raccontano tutti gli amici, era un po’ così, a due colori, nei suoi 17 anni. Troppo piccola questa chiesa di Sant’Ippolito di Nizza Monferrato per contenere tutta la gente venuta a dire addio alla ragazza uccisa la notte del 6 febbraio scorso da Alex Manna, un ragazzo quasi coetaneo che lei considerava un amico. Uccisa a pochi passi da questa chiesa bagnata dalla pioggia. Uccisa con una scarica di pugni e poi gettata in un canale a cielo aperto come se la sua vita non valesse niente. No, non era così. «Zoe, l’essenza delle nostre vite» è la frase è scritta sulle fotografie distribuite in chiesa. Un volto, un nome, un messaggio scelto dai genitori, Mariangela e Fabio. Per non dimenticare.

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La funzione

Com’è difficile per tutti questi cuori raccolti in preghiera assecondare l’invito del parroco. «Preghiamo per Zoe e per chi le ha tolto la vita. Essere cristiani ci impone la scelta del perdono» dice. Qualcuno scuote la testa con le labbra serrate. «Ancora una volta la violenza di un uomo ha strappato la vita a una donna». Gli altoparlanti che di solito restituiscono litanie, oggi sono inondati dalle melodie di Ozzy Osbourne, il cantate preferito di Zoe, «Mama I’m coming home, Times gone by seem to be», «sto tornando a casa, il tempo sembra passare». L’invito del parrocco ai ragazzi: «Oggi tutti siamo chiamati a prendere impegno di speranza: gli amici oggi devono prendersi l’impegno di non sprecare una vita bella, lo dovete a Zoe che non lo può più fare. E quando realizzerete i vostri sogni dovrete ricordarvi che c’è anche un pezzo di lei in quello che avete fatto». Gli amici rispondono così:«Tu sei musica e la musica non si spegne solo perché un volendo la chiude».