«Qualche giorno fa mi è arrivata una cartella, quelle cartelle verdi che tutti conosciamo molto bene. Zoe nella sua innocenza e ingenuità mi ha detto: "Mamma stai tranquilla, ora che lavoro ci penso io ad aiutarti a pagare tutto". Io ho sorriso. E invece abbiamo iniziato a progettare il suo futuro». Parla per la prima volta Mariangela Auddino, dopo la morte di sua figlia Zoe Trinchero, uccisa a 17 anni da Alex Manna, non ancora ventenne. Le sue parole arrivano in un audio, tramite l’avvocato Fabrizio Ventimiglia che tutela la famiglia di Zoe. Sono parole difficili da ascoltare, genuine. Contengono il dolore di una madre a cui è stata strappata la sua bambina. «Pensavamo alla scuola, Zoe voleva fare la psicologa, perché voleva aiutare veramente le persone, al prendere la patente, la macchina che avevamo già visto e scelto. Non siamo gente ricca, quindi avremmo accantonato un po' ogni mese per i suoi obiettivi, perché sono anche miei, alla fine. E lei era così tanto matura, giudiziosa. Erano giorni che era felice, serena, ed era bello vederla così».
La mamma parla di quotidianità. «Aveva messo a posto la sua camera». E poi di quanto accaduto venerdì notte: «l'impensabile, l'imperdonabile». Spiega il rapporto che aveva con Zoe, i loro discorsi, gli insegnamenti a una giovane donna che inizia a muovere i suoi passi nel mondo. «Abbiamo sempre parlato di tutto con lei, senza tabù o senza remore. Le ho spiegato il sesso fin da bambina, come frutto dell'amore. Le ho insegnato il valore dell'amicizia e della verità, del dire No se non voleva qualcosa. Le ho insegnato a difendersi se incontrava un bullo, a sostenere i più deboli. Lei odiava la violenza, invece sapeva parlare e sapeva ascoltare. E mi sto continuando a chiedere se era meglio insegnarle a non ascoltare, a non dar retta a chi diceva di chiarire la faccenda in modo maturo, perché in quel caso la maturità è richiesta da entrambe le parti e non solo da lei».












