«È una vergogna. I medici sapevano fin dall’inizio cosa era andato storto nell’operazione di mio figlio. Sapevano che era stato il ghiaccio a bruciare il suo cuore, eppure non hanno voluto dirmi nulla quando ho chiesto spiegazioni!». C’è rabbia, ma anche tanto dolore nelle parole di Patrizia Mercolino. Lei è la mamma del bambino a cui è stato trapiantato un cuore bruciato, dal ghiaccio. Una operazione che avrebbe dovuto salvargli la vita e che invece è diventato l’inizio di un incubo. Il piccolo ha due anni e quattro mesi, vive a Nola, ed è stato operato il 23 dicembre all’ospedale Monaldi di Napoli. Da allora non è più uscito dalla terapia intensiva. La sua vita è affidata a un macchinario, e ora in attesa di un cuore nuovo.

Ad oggi qual è la situazione di suo figlio?

«È in coma farmacologico da 54 giorni. È grave, ma le sue condizioni sono stazionarie. Io lo guardo e gli parlo ogni giorno. Lui è un guerriero. Dal 23 dicembre sopravvive solo grazie all’Ecmo, il macchinario che lo tiene in vita dopo il trapianto di un cuore compatibile prelevato a Bolzano. Un trapianto fallito perché quell’organo, arrivato a Napoli in aereo, era danneggiato».

Quando ha capito che qualcosa non andava?

«Da subito. Ho iniziato a fare domande. Sentivo che c’era qualcosa che non mi veniva detto. Ho chiesto spiegazioni, ho chiesto chiarezza. Ma nessuno mi ha parlato. Solo dopo settimane ho scoperto quello che era successo, attraverso il mio avvocato. La conferma ufficiale dall’ospedale è arrivata solo ieri».