Si racconta dell’ascesa al potere di Vladimir Putin, ma il vero mago del titolo è un altro: non a caso Jude Law, che riveste l’attuale presidente russo di un’ambiguità luciferina, entra in scena a poco meno di un’ora dall’inizio. Al contrario il titolo italiano aggiunge a “Il mago del Cremlino”, anche un sottotitolo “Le origini di Putin”, perché agli italiani i distributori intendono spiegare sempre tutto subito. Chi è dunque il vero mago? Siamo agli inizi degli anni ’90, appena caduto il Muro, con l’impero sovietico dissolto. A Mosca sta cambiando tutto. Vadim Baranov (eccolo: un Paul Dano esemplare) è un artista che capisce come sia arrivato il momento di svoltare. E come capita sempre più sovente nei giorni nostri, un artista si butta in politica. Si intrufola così in un ambiente sempre generoso di trappole e spinge affinché un ex agente del Kgb assuma il comando di quel Paese politicamente in ricostruzione. L’ex agente è appunto Putin e Baranov diventa di fatto il suo spin doctor. Nel cinema del francese Olivier Assayas la Storia ha sempre un suo peso specifico importante e nel suo cinema c’è sempre qualcosa di buono, se non di più. La sua carriera ha sempre perlustrato le perturbazioni politiche e sociali di un secolo di profonde transizioni e sconvolgimenti, personali e collettive, traendo dal racconto e dal “genere” le risorse di una rilettura dei fatti, che scavava principalmente dagli entusiasmi e dalle disillusioni personali. Tratto dal romanzo omonimo di Giuliano da Empoli, il film, passato lo scorso settembre alla Mostra del Cinema, senza purtroppo lasciare traccia nel palmares, è una potente raffigurazione di quali infidi trabocchetti siano fatti i labirinti delle gerarchie, quella russa in particolare, specialmente nel momento di maggior disfacimento e ricomposizione del suo tessuto politico, dalla caduta dell’Urss alla nuova oligarchia capace di arricchirsi in breve tempo in modo esponenziale e contare nelle stanze del potere. Così l’autore di “Sils Maria” (forse il suo capolavoro) e di “Personal shopper”, per restare ai suoi più recenti exploit, entra nelle stanze del comando moscovita con uno stile classico di solida narrazione, mostrando come l’incertezza di sé domini ogni azione, senza che nessuno possa mai sentirsi al sicuro. Scritto in modo impeccabile dallo stesso Assayas con Emmanuel Carrère, al quale probabilmente si deve l’ultimo, raggelante colpo di scena da spy-story, “Il mago del Cremlino” è narrato in flash-back, quando Baranov, ritiratosi lontano alla capitale, accetta di svuotare il sacco a un giornalista americano, arrivato per l’occasione. Non privo di qualche licenza storica, il film così mette a nudo gli ingranaggi di un Potere capace di rigenerarsi in un tempo breve, dove ognuno gioca il suo ruolo pericoloso. Tanto alla fine vince sempre il mago. Quello per davvero. Voto: 7,5.