Per me ripercorrere, a distanza di otto anni, quello che ho subito è stato faticoso ed emotivamente doloroso".

Ha dovuto testimoniare ancora una volta in aula la donna che nel 2018, quando lavorava come hostess, denunciò abusi da parte di un sindacalista all'aeroporto di Malpensa. Un caso che ha provocato polemiche, dato che con due sentenze, in primo e secondo grado, il 48enne era stato assolto perché, così scrivevano i giudici, lei in quei "30 secondi" avrebbe potuto opporsi.

Un anno fa, però, la Cassazione ha annullato l'ultimo verdetto con rinvio per un processo d'appello bis, dopo il ricorso del sostituto pg di Milano Angelo Renna. E davanti alla Corte milanese (giudici Manzi-Rinaldi-Fasano) la 49enne, assistita dall'avvocato Gionata Bonuccelli, ha risposto ancora alle domande delle parti e dei giudici nel processo che si svolge a porte chiuse, come da richiesta della difesa. "I giudici volevano evidentemente verificare che il suo racconto collidesse con quelli già agli atti e così è stato, anche se la difesa ha cercato di minare la sua credibilità", ha chiarito il legale di parte civile. Per la Corte d'Appello di Milano, che aveva confermato il verdetto del Tribunale di Busto Arsizio (Varese) del 2022, quei comportamenti dell'uomo, che i pm contestavano come abusi, non erano stati tali "da porre la persona offesa in una situazione di assoluta impossibilità di sottrarsi alla condotta". Una condotta che, sostenevano i giudici, "non ha (senz'altro) vanificato ogni possibile reazione della parte offesa, essendosi protratta per una finestra temporale", ossia "20-30 secondi", che "le avrebbe consentito anche di potersi dileguare". Per la Cassazione, invece, "è chiaro" che la hostess, che si era recata dall'allora sindacalista "per esporre un problema di lavoro (...) era rimasta del tutto disorientata e sguarnita rispetto ai comportamenti dell'uomo". E su questi aspetti "la giurisprudenza è netta", perché la "sorpresa" di fronte all'abuso "può essere tale da superare" la "contraria volontà", ponendo chi subisce nella "impossibilità di difendersi".