Niente guerra sulla pista da bob, niente segnali "politici" evidenti nei "sacri" campi di gara, al massimo si può indossare una fascia nera in segno di lutto.

Così capita che Vladylsav Heraskevych, pilota ucraino di skeleton che aveva attaccato sul casco i volti di atleti suoi connazionali morti a causa dell'invasione russa, alla fine è stato estromesso dai Giochi di Milano Cortina 2026. E la sua nazione martoriata da quattro anni di guerra reagisce definendo "ipocriti" i vertici dello sport. Mentre sulla stessa pista, gli slittinisti in segno di protesta si inginocchiano alzando il alto il caso bianco al termine della staffetta mista.

Dopo una mattinata tesa, con incontri fino al vertice massimo, con la presidente Kirsty Coventry, il Cio ha deciso che il copricapo "non è regolamentare", e dato il rifiuto di Heraskevytch di cambiarlo si è deciso di ritirargli l'accredito all'Olimpiade, ossia di squalificarlo. Nella nota con cui ha annunciato la decisione, il Cio ha sostenuto di essere stato "molto interessato a che Heraskevych gareggiasse. Per questo motivo, si è incontrato con lui per trovare il modo più rispettoso per esprimere il suo desiderio di ricordare i suoi colleghi atleti che hanno perso la vita a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina. L'essenza di questo caso non sta nel messaggio - puntualizza - ma nel modo in cui voleva esprimerlo". Tutto permesso negli allenamenti, nelle zone miste e durante la interviste, ma sulla pista Monti no: esistono "Linee Guida sull'espressione visiva degli atleti", sottoscritte dagli atleti, e Heraskevych "ha ricevuto il sostegno nelle ultime tre edizioni dei Giochi Olimpici Invernali, ricevendo una borsa di studio olimpica".