Roma, 12 feb. (askanews) – Una campagna olearia tra luci e ombre, a causa dei fenomeni di meteo estremo che hanno influenzato la produzione e il mercato. Perché ormai, a determinare l’andamento del settore olivicolo-oleario è il cambiamento climatico la variabile che più incide su produzione e mercato. Lo sottolinea Assitol, l’Associazione Italiana dell’industria olearia, aderente a Federalimentare e Confindustria, commentando la campagna olearia che si avvia a conclusione.

A settembre, le previsioni indicavano il ritorno alla normalità, con una stima di produzione pari a 300mila tonnellate, dopo anni di siccità e costi alti. “In parte è andata così – spiega Anna Cane, presidente del Gruppo olio d’oliva dell’Associazione – l’Italia ha certamente recuperato quantità e posizionamento di mercato. Tuttavia, nel corso dei mesi, le prospettive si sono ridimensionate a causa dell’instabilità climatica, ormai divenuta un fattore di grande impatto”.

In particolare, la Spagna, leader di mercato per i quantitativi di produzione, soffre da mesi gli effetti di cicliche piogge alluvionali. Durante l’inverno, il maltempo ha colpito duramente anche il Sud Italia. Questa enorme quantità di pioggia mette a rischio la salute degli ulivi, che non sopportano grandi quantità di acqua. Al contrario, di recente l’aumento delle temperature ha permesso a regioni come Piemonte e Val d’Aosta di avvicinarsi all’olivicoltura.