Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

12 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 9:01

“Non sono mai stata autorizzata. Neanche la sera in cui stava per morire. Cacciata come una criminale. Cacciata come una bandita per una settimana. E perfino in punto di morte”. Monica Raucci è molto amareggiata. Sua nonna Maria è morta all’età di 100 anni nella notte tra il 15 e il 16 dicembre scorso in una stanza dell’Aurelia Hospital, struttura ospedaliera romana privata accreditata con il Servizio sanitario regionale. La signora si era rotta il femore ed era ricoverata presso la clinica romana dall’8 dicembre. La nipote, in quanto caregiver della nonna che era al 100% non autosufficiente ai sensi della legge 104 del 1992, denuncia di aver chiesto più volte alla struttura di poter assistere la nonna anche al di fuori degli orari di visita, appellandosi al dpcm del 2 marzo 2021 che prevedeva il libero accesso anche nelle zone di degenza degli accompagnatori dei pazienti “in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104”, seppure “nel rispetto delle indicazioni del direttore sanitario della struttura”. Concetto per altro ribadito all’articolo 2 della successiva legge 87 dello stesso anno, secondo il quale ai caregiver dei disabili certificati “è sempre consentito prestare assistenza, anche nel reparto di degenza, nel rispetto delle indicazioni del direttore sanitario della struttura”.