REFRONTOLO - «Conto fino a dieci, poi sparo a tuo figlio». È stata sgominata la banda responsabile della violenta rapina avvenuta nella notte tra il 19 e il 20 marzo scorso in via della Liberazione a Refrontolo, quando madre 48enne e figlio 19enne erano stati minacciati da un commando armato di pistole: due dei componenti, residenti a Moriago e a Cison, di 20 e 19 anni, sono stati arrestati ieri mattina e messi ai domiciliari. Si tratta di operai in aziende della zona e italiani di seconda generazione con radici albanesi: non hanno precedenti penali. Gli altri due complici, cugini che all’epoca dei fatti erano minorenni e che ora hanno 17 e 18 anni, sono stati denunciati a piede libero. Su di loro si pronuncerà la Procura per i minorenni di Venezia: dopo essere stati accusati assieme ai parenti per rapina aggravata, hanno collaborato con gli investigatori, fornendo indicazioni su dove trovare le pistole.
Non solo: è emerso dai colloqui con la famiglia che proprio uno di questi ultimi è anche il basista, prima di partecipare attivamente alla rapina: era venuto a conoscenza degli 8 mila euro nascosti da qualche parte da conoscenze in comune. L’informazione - trapelata dalle amiche della figlia - è stata recepita dal minorenne e trasmessa agli altri componenti della banda, che hanno pianificato il colpo. Si sono procurati pistole e quattro passamontagna. Hanno agito di notte, aggirando la casa sul retro e avvicinandosi di soppiatto alle finestre. All’interno della villetta dormivano soltanto la donna e il figlio.






