REFRONTOLO - «Hanno pile di soldi nascosti in casa». È bastata una voce, circolata all’interno di un gruppo di adolescenti, per spingere uno di loro, ancora minorenne, ex compagno di classe della figlia della famiglia, a proporre ai cugini una rapina a mano armata. Così, dalle chiacchiere al parchetto tra ragazze, si è arrivati alle minacce di morte, con tanto di pistole puntate alla testa di un 19enne davanti alla madre. I carabinieri hanno capito subito, dopo l’intervento di quella sera in via della Liberazione, che la scelta dell’obiettivo non poteva essere casuale: qualcuno doveva aver detto ai rapinatori che in quell’abitazione c’era un bottino sostanzioso, pari a ottomila euro in contanti, forse anche di più. Qualcuno che aveva visto prendere dei soldi dal nascondiglio e l’aveva riferito alle amiche, senza sapere che un 17enne avrebbe usato quell’informazione.

Madre e figlio hanno notato come il commando sia andato a colpo sicuro nella stanza dove era nascosto il denaro, pur non essendoci mai stato prima. Quasi come se qualcuno avesse tracciato una mappa del tesoro. Lì, con un minaccioso conto alla rovescia, i rapinatori si sono fatti indicare il punto esatto dove, rimosso il battiscopa, era occultata la somma utilizzata dalla famiglia per le piccole spese quotidiane. Proprio perché qualche ospite poteva aver visto quel nascondiglio, anche alle vittime è venuto il dubbio di aver inconsapevolmente rivelato l’esistenza dei soldi. Un’intuizione degli investigatori ha portato a concentrare l’attenzione sulla cerchia di conoscenze dei due figli della famiglia. I ragazzi si sono dimostrati collaborativi, spiegando chi, oltre a loro, potesse sapere dei contanti. Nella cerchia di amicizie della figlia più giovane, attraverso le intercettazioni, è emerso il profilo di un ex compagno di classe 17enne, nato in Italia e di famiglia albanese. Non a caso, la rapina è avvenuta quando la giovane - così come il padre - non era in casa: in caso contrario come ex compagna di classe, avrebbe potuto riconoscerlo.