I gatti dovevano essere collocati in alcune scatole, la coda sistemata in modo tale che potesse essere "tormentata" usando una tastiera da pianoforte con punte anche di metallo. I loro miagolii erano strazianti. Terribile. Metaforico. Per qualcuno anche spassosissimo: come tutto il Carnevale di Salisburgo importato da Venezia, oltre quattrocento anni fa, dal principe vescovo Markus Sittikus, studi in Italia, nipote di san Carlo Borromeo. Forse questo strumento è l'unica cosa che il religioso austriaco non copiò da Venezia; e del resto il "katzklavier" (il gatto è spesso associato alla figura del diavolo) è sospettato di essere stata più un'invenzione letteraria più che un vero strumento.

Per il resto la nostra storia continua con il giovane neovescovo Markus Sittikus (1574-1619) che si insedia e introduce sontuose processioni e sfilate a Salisburgo trasformando quella città in una succursale culturale e festaiola di Venezia. Per il "Fasnacht", il carnevale, stabilì un programma specifico stampato, che la Corte, la nobiltà e la borghesia, dovevano attuare in base al loro rango in luoghi importanti della città; il popolo poteva solo assistere. Perché? L'obiettivo di Markus Sittikus era quello di trasportare in Austria, enfatizzandolo, il modello di Venezia per trasformare la città che governava in una specie di "opera d'arte totale".