La Sartiglia a Oristano, Sa Carrela a Santu Lussurgiu, S’Ischiglia a Bonorva, la pentolaccia a Benetutti, le corse di Carnevale ad Abbasanta, Bortigali, Paulilatino, Sedilo, Sinnai e in molti altri centri: tra carnevali storici d’Italia, ufficialmente riconosciuti dal ministero della Cultura, ed eventi organizzati dalle comunità dell’interno, in Sardegna non mancano le occasioni per assistere a piccole o grandi giostre equestri.

Nell’Isola, il Carnevale, come la maggior parte delle feste tradizionali, rappresenta un momento privilegiato di aggregazione collettiva, durante il quale la comunità usufruisce di spettacoli straordinari che hanno nel cavallo il loro protagonista assoluto. Le discese alla stella, le pariglie e le numerose corse messe in scena dai cavalieri mascherati si trasformano in un vero e proprio “spettacolo nello spettacolo”, grazie alla forte componente di teatralità che caratterizza queste esibizioni.

Sa Carrela e nanti© foto Giovanna Manca

Il Carnevale, per sua natura, rappresenta un periodo di sospensione delle regole condivise, di rovesciamento dell’ordine, di eccesso e di esuberanza scenica. Le corse e i giochi equestri esaltano il rischio, la destrezza e il coraggio, incarnando alla perfezione l’ideologia carnevalesca dell’ebbrezza e della sfida. La loro forza evocativa è straordinaria, alimentata dall’audacia dei cavalieri — veri specialisti — chiamati a cimentarsi in prove tanto spettacolari quanto pericolose: con i cavalli lanciati in galoppo sfrenato, devono infilzare la spada nel minuscolo foro di una stella sospesa a un filo, colpire una pentola di terracotta o un pupazzo sollevandosi sull’arcione, oppure, ancora, alzarsi in piedi sulla sella, abbandonare le redini ed eseguire la figura di pariglia.Sono momenti in cui il gioco e la teatralità si fondono in una cornice scenografica di grande suggestione, come la strada del centro storico di un paese.