Negli ultimi anni il turismo enogastronomico ha cambiato passo: non è più solo una questione di prodotti eccellenti da assaggiare, ma di esperienze da vivere, che trasformano il cibo e il vino in strumenti di conoscenza culturale, sociale e ambientale.
E se l’edizione di Taste 2026, il salone di Pitti dedicato alle eccellenze del cibo e dell’artigianato alimentare, ha acceso i riflettori sul cibo vero, promuovendo un’idea di alimentazione profondamente radicata nel contesto culturale e ambientale da cui nasce, diventa naturale il collegamento con un turismo che è leva strategica per la valorizzazione del patrimonio enogastronomico italiano, integrando produzione agricola, ospitalità, cultura e paesaggio.
Da qui nasce una selezione di dieci realtà presenti alla manifestazione fiorentina, che interpretano questo modo di viaggiare in maniera concreta, affiancando alle loro produzioni esperienze responsabili e coinvolgenti.
L’ANALISI
Meno chef star e più materie prime: a Taste il vero gusto è quello dell’autenticità






