Èuno dei tumori più difficili da curare: non si riesce a individuare precocemente, corre veloce verso la progressione, ci sono pochi farmaci da usare. Ecco perché una diagnosi di adenocarcinoma del pancreas fa paura. Ma la ricerca ha fatto passi avanti notevoli nello studio di questo tumore e ha scoperto che in una piccola porzione di pazienti, circa il 7%, c’è una mutazione nei geni Brca. Da qui nasce l’idea di usare i farmaci che colpiscono proprio questo target, già usati nel tumore all’ovaio, della mammella e della prostata. Parliamo in particolare di olaparib, terapia target e capostipite dei Parp inibitori. Farmaco di cui ora l’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità per il trattamento di mantenimento di pazienti con adenocarcinoma metastatico del pancreas e con mutazioni nella linea germinale di BRCA1/2, che non hanno avuto una progressione di malattia dopo un minimo di 16 settimane di trattamento a base di platino in un regime chemioterapico di prima linea.
Lo studio clinico Polo ha dimostrato che questo farmaco riduce del 47% il rischio di progressione di malattia. “Un risultato statisticamente significativo, infatti fino a oggi nessun trattamento di mantenimento nel tumore del pancreas aveva migliorato la sopravvivenza libera da progressione. Non solo. La sopravvivenza a 3 anni è stata pari al 33,9% per olaparib rispetto al 17,8% con placebo”, spiega Michele Reni, Direttore dell’Oncologia Medica all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e Professore associato di Oncologia all’Università Vita-Salute San Raffaele, fra gli autori dello studio. “Polo è il primo studio che, nel carcinoma pancreatico, ha stabilito un vantaggio con un farmaco a target molecolare sulla base di una mutazione genetica. Si apre così, anche in questa malattia, grazie all’approvazione della rimborsabilità di olaparib da parte di Aifa, una strada già percorsa con successo in altre neoplasie, in cui i pazienti ricevono terapie in base alle mutazioni nel profilo genico-molecolare”.







