È un’onda di rabbia e violenza che non si vuole fermare quella generata dagli scontri di Torino. Che ora ha un nuovo obiettivo: le Olimpiadi. Basta cambiare città, cambiare simbolo, sostituire all’edificio di Askatasuna il villaggio olimpico e la lotta «kontro» continua. Contro Leonardo, Eni, Gruppo Fs, partner ufficiali dei giochi e colpevoli di «speculare su guerre e devastazione della terra in nome del feroce progresso capitalista». Tripudio di asterischi «per tutt* i lavorator* che si ribellano allo sfruttamento dei padroni» in un tam tam tra blog sovversivi. Che esprimono soddisfazione per il sabotaggio delle linee ferroviarie Pesaro-Bologna che sabato ha mandato in tilt l’Italia, dopo il piazzamento di due ordigni incendiari rudimentali accanto ai binari.
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast dell'11 febbraio con Carlo Cambi
Centosessantadue favorevoli, undici astenuti, nessun contrario. Questo è l’esito conclusivo della direzione del Pd, di qualche giorno fa, che ha approvato la relazione del segretario Schlein. Tutto bene, quindi: almeno in apparenza il partito si mostra compatto e pronto per le battaglie che lo attendono nei prossimi mesi.














