Scrivono «poche righe a caldo» mentre scorrono ancora le immagini della devastazione: Torino messa a soqquadro dai manifestanti, un centinaio di agenti feriti, uno di loro, Alessandro Calista, accerchiato dal branco dei violenti, preso a calci, pugni, persino martellate.
Ci sarebbe da chiedere scusa, prendere le distanze dai facinorosi, vergognarsi di chi ha distrutto, picchiato, messo a ferro e fuoco una città. Ma il tono del comunicato dei ragazzi di Askatasuna è ben lontano dall’esame di coscienza collettivo. È un trionfo, una festa, un invito a proseguire sulla strada della contestazione, i 60 mila di Torino, poi le altre piazze mobilitate, «il futuro comincia adesso». «Il messaggio politico lanciato da questa giornata è inequivocabile», scrivono nella loro pagina Instagram, «esiste un’Italia che rifiuta l’assetto di guerra con cui il governo Meloni vorrebbe imporre lo stato delle cose». L’orizzonte? «Ce lo mostra in maniera cristallina Minneapolis, ce lo mostra in maniera devastante Gaza... da domani in avanti lo sguardo va puntato su chi sono i responsabili.
CHE TEMPO CHE FA, ASKATASUNA? CLAMOROSO: MASSIMO GIANNINI ATTACCA MELONI
"Però in un momento come questo, quello che a me colpisce non è tanto quella violenza di quei cento c...














