Se da una parte si decelera sulla riforma del sistema di elezione dei sindaci in vigore nelle grandi città dal 1993 che mira a rendere i ballottaggi residuali, dall’altra si accelera sul superamento dell’attuale Rosatellum in vista delle politiche: il proporzionale con premio di maggioranza che dona vittoria e governabilità al primo arrivato, anche di un soffio, deve essere pronto subito dopo il referendum per arrivare al sì di almeno una delle due Camere prima dell’estate. Perché quel che è certo è che il neo partito di Vannacci, stimato nei sondaggi attorno al 3%, ha convinto anche i più restii nel centrodestra a togliere i collegi uninominali del Rosatellum (il 37% del totale dei seggi), sistema con il quale già prima della scissione in casa leghista il risultato delle elezioni sarebbe stato una probabile “non vittoria”. In molti nella maggioranza ricordano il caso del 1996, quando si votò con i collegi uninominali del Mattarellum: la Fiamma Tricolore di Pino Rauti prese l’1,7% alla Camera e il 2,3% in Senato e quindi non entrò in Parlamento, ma tanto bastò a far perdere al centrodestra di Silvio Berlusconi molti collegi determinandone la sconfitta.

Via i ballottaggi nelle grandi città, ma solo dal 2027