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L'intesa Roma-Berlino rianima l'Unione e punta su Draghi come "aggiustatore". Il presidente francese tagliato fuori riesuma gli "eurobond" per spaccare il duo
"Sì, viaggiare... certamente non volare, ma viaggiare". Lucio Battisti la cantava nel 1977 raccontando di un gruppo di amici in viaggio su una scassata utilitaria dell'epoca. Quasi cinquant'anni dopo su un catorcio chiamato Europa viaggiamo tutti noi. Ma due passeggeri dei primi posti, Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, han deciso: così non può andare avanti. E si son messi alla ricerca di qualcuno che "con un cacciavite in mano fa miracoli".
Quel qualcuno si chiama, ça va sans dire, Mario Draghi. Spetta a lui rimettere in sesto il vecchio catorcio europeo e consentirgli, se "non di volare", almeno di tornare a viaggiare. Impresa non facile. Cambiare il motore ovvero i rugginosi Trattati di Maastricht dell'altro secolo è troppo costoso e laborioso. Con il rischio di mandar in pezzi quel poco che ancora funziona. Dunque bisogna arrangiarsi con quanto c'è nel cofano.






