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Europei divisi su varie questioni. Ma anche Parigi adesso vuole superare l'unanimità

Nonostante ieri il cancelliere tedesco e il presidente francese abbiano scelto di presentarsi fianco a fianco al "ritiro" Ue sulla competitività nel Castello di Alden Biesen, convocato in Belgio per affrontare una crisi industriale che il padrone di casa De Wever ha descritto come "drammatica" ed "esistenziale", i due non hanno cancellato le distanze. Attriti Merz-Macron sedati solo mediaticamente con un bilaterale prima del vertice: "Vogliamo rendere l'Ue più veloce e garantire un'industria competitiva", la versione felpata di Merz, che si è detto "quasi sempre d'accordo su questi temi" con Macron. Ma poi ha scansato dal menù messo a punto con Meloni e col premier belga le opzioni francesi: Eurobond per investire in difesa e intelligenza artificiale in primis.

Abbiamo bisogno di più finanziamenti pubblici, ha spiegato invece l'inquilino dell'Eliseo, "sia tramite il bilancio comune, sia con strumenti innovativi, andando sul mercato, non è un tabù, lo abbiamo fatto col prestito per l'Ucraina e il Safe, insomma Eurobond". Spagna a favore. Tema però divisivo per stessa ammissione di Meloni, tessitrice di nuove alleanze strategiche. Col Belgio dalla sua, e il premier in campo con la specialità di trovare compromessi. Niente di nuovo sotto le guglie di Alden Biesen; tranne che siano state Italia e Germania a riunire prima del vertice un gruppo ristretto di 19 Paesi interessati a discutere cambiando le regole del gioco per velocizzare i processi ed emanciparsi dall'altalena trumpiana.