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Acciaierie d’Italia, cioè l’ex ILVA, ha comunicato ai sindacati che nei prossimi giorni sarà rimesso in funzione l’altoforno 2 dello stabilimento di Taranto, fermo da due anni per interventi di manutenzione. È un annuncio rilevante, perché da tempo all’impianto di Taranto funziona solo un altoforno su quattro, con la conseguenza che la produzione di acciaio è molto bassa rispetto alla capacità dello stabilimento e più di 4.500 dipendenti sono in cassa integrazione da mesi.

I sindacati hanno fatto sapere all’ANSA che, stando alle comunicazioni dell’azienda, martedì dovrebbero cominciare le prime operazioni per regolare gli impianti, fermi dalla fine di dicembre del 2023, e che si prevede di riattivare l’altoforno 2 intorno al 20 febbraio. In parallelo a questo annuncio, lunedì la Commissione Europea ha approvato il “prestito ponte” da 390 milioni di euro che il governo italiano vuole fare all’ex ILVA per coprire i costi di gestione, in attesa di vendere l’azienda.

L’ex ILVA è gestita in amministrazione straordinaria dal governo italiano ed è in crisi da anni. Il governo vuole evitarne la chiusura perché avrebbe costi sociali ed economici altissimi, visto che ha circa diecimila dipendenti e dal suo funzionamento dipendono molte altre aziende. Venderla però è estremamente difficile: da un lato c’è la necessità di ridurre l’impatto ambientale dello stabilimento, e dall’altro quella appunto di tutelare i lavoratori. Al momento è in corso una trattativa esclusiva con il fondo di investimento statunitense Flacks Group.