Corpi sani, menti fragili. È così che Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, sintetizza il paradosso delle nuove generazioni: «Bambini e adolescenti crescono oggi in condizioni materiali migliori rispetto al passato, ma mostrano una maggiore vulnerabilità emotiva e una minore capacità di reggere frustrazioni e difficoltà».
Di questo tema si parlerà martedì 10 febbraio a Torino, all’incontro “Esci da quella stanza”. Il dibattito si terrà in via San Massimo 21 alle 18 e cercherà di dare un contesto ad un digitale che ha messo in crisi una generazione intera.
Il digitale come ambiente di vita
«Come il Gatto e la Volpe fecero con Pinocchio, le multinazionali del digitale hanno guardato ai ragazzi come soggetti ingenui e pieni di risorse da sfruttare», spiega Pellai. Una metafora che, secondo lui, aiuta a capire perché il digitale abbia attecchito così facilmente: menti in formazione, poco allenate al limite e al disagio, diventano terreno ideale per un’offerta costruita sulla gratificazione immediata. Un insieme di fattori che han creato una fragilità mentale nata anche da un eccesso di protezione: «Figli molto tutelati faticano a tollerare il disagio e a rinunciare ai propri bisogni esplorativi tolti da un’eccessiva tutela, finendo per rifugiarsi in uno spazio virtuale percepito come più sicuro e controllabile. Così le piattaforme amplificano questo processo, affinando tecniche di coinvolgimento sempre più sofisticate, capaci di colpire direttamente i meccanismi della gratificazione di menti in crescita. La tecnologia smette così di essere uno strumento e diventa un ambiente di vita».







