Voltiamo pagina verso la Siria, dove Bashar al-Assad, pilastro russo in Medio Oriente, crolla come un castello di carte l’8 dicembre 2024, travolto dall’offensiva lampo di Hay’at Tahrir al-Sham. Dopo 53 anni di regime baathista, Assad fugge a Mosca, lasciando un vuoto che il governo provvisorio di Ahmed al-Sharaa sta riempiendo con dialoghi per una transizione in qualche modo democratica. Non lontano, in Libano, c’è il ridimensionamento di Hezbollah, braccio armato iraniano e alleato indiretto per i russi. Dopo il sanguinoso conflitto del 2023-2024, il piano «Homeland Shield» dell’esercito libanese – finanziato da Usa e Francia – sta attuando il disarmo a sud del fiume Litani, distruggendo infrastrutture militari nemiche. Attraversiamo l’oceano, verso il Venezuela, dove Nicolás Maduro – altro tassello cruciale nell’impero latinoamericano di Putin – finisce in manette il 3 gennaio 2026, catturato in «Operation Absolute Resolve» dalle forze USA. Accusato di narco-terrorismo. Delcy Rodríguez, presidente ad interim, negozia con Washington sul petrolio sanzionato, un tesoro da miliardi di dollari, mentre aziende americane scalpitano per subentrare nell’industria estrattiva.
Cuba, energia a singhiozzo. Mosca: "Aiuteremo i nostri amici"
La scena è questa: Dmitry Peskov, il fedele portavoce del Cremlino, si presenta ai microfoni con il volto teso, denunciando lo «strangola...










