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20 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 14:56
“La Russia ribadisce la sua incrollabile solidarietà con il governo e il fraterno popolo di Cuba”. Il messaggio risale a pochi giorni fa e lo ha diffuso il ministero degli Esteri russo. Mosca condanna “i tentativi di grave interferenza negli affari interni di uno Stato sovrano, le intimidazioni e l’uso di misure restrittive unilaterali illegali”. Anche se il Cremlino non ha nominato Trump, anche se ha evitato i richiami diretti al presidente americano che pochi giorni fa ha detto che a Cuba può riservare il destino che desidera, il richiamo è ovvio. (Queste sono state le parole precise del repubblicano: “Credo che avrò l’onore di prendere Cuba. È un grande onore. Prendere Cuba in qualche modo. Che la liberi o la prenda, penso di poter fare quello che voglio, se volete sapere la verità. È una nazione molto indebolita in questo momento”). Dopo questa dichiarazione il livello di allerta si è inevitabilmente alzato; per Washington, dalla Federazione, la risposta è arrivata. Anzi, ne sono arrivate due: una si chiama Sea Horse, l’altra Anatoly Kolodkin.
Sea Horse e Kolodkin sono le due petroliere russe che stanno sfidando il regime di embargo imposto dal tycoon contro l’isola di Castro sprofondata nel blackout, alle prese con una crisi energetica mai affrontata prima. Il primo vascello, che batte bandiera di Hong Kong, ha 27mila tonnellate di gas a bordo, e attraccherà sull’isola lunedì (secondo i dati della società di intelligence marittima TankerTrackers). La seconda nave battente bandiera russa, già sanzionata da Usa e Ue – ha un carico di circa 100.000 tonnellate di greggio degli Urali e arriverà ad inizio aprile. È dai tempi dell’Unione Sovietica e della Guerra fredda che Cuba fa affidamento sul greggio di Mosca per soddisfare il proprio fabbisogno energetico, ma negli ultimi decenni è stato soprattutto il Venezuela a spedire forniture costanti di oro nero sull’isola, in cambio di personale medico e di intelligence. Dopo la defenestrazione di Nicolas Maduro e gli ultimatum trumpiani però quella linea si è spezzata; si è interrotto il flusso che per anni ha sostenuto l’economia cubana, mentre anche il resto degli approvvigionamenti si sono assottigliati: l’ultima petroliera ad aver attraccato a Cuba (il 9 gennaio scorso) arrivava dal Messico.











