Da Caracas a Teheran, Putin non è in grado di difendere gli alleati
mercoledì 14 gennaio 2026 di Guido Boffo
Perché Mosca non è in grado di difendere i suoi alleati? Dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad nel 2024, e la conseguente fuga del dittatore siriano a Mosca, dopo il blitz che ha portato all'arresto dell'autocrate venezuelano Nicolas Maduro da parte delle forze speciali statunitensi, Donald Trump sta valutando un intervento anche in Iran.
Solo pochi mesi fa gli ayatollah hanno siglato un accordo di partenariato ventennale con il Cremlino. Ma come è successo nella guerra dei dodici giorni tra Israele e Teheran, quando i B-2 americani sganciarono le loro super-bombe sui siti nucleari iraniani, Vladimir Putin non ha intenzione di entrare in rotta di collisione con Donald Trump. Né l'intenzione né la forza, visto che l'invasione dell'Ucraina sta mettendo a dura prova la capacità militare e le risorse economiche della Russia.
In sostanza, lo zar è in grado di sostenere un solo fronte, peraltro a un prezzo altissimo. La cosiddetta operazione speciale, che avrebbe dovuto consentire alle truppe russe di occupare Kiev in tre giorni, ha superato i 1418 giorni del conflitto tra l'Unione Sovietica e il Terzo Reich, quando 85 anni fa l'Armata Rossa ricacciò indietro i nazisti, guadagnandosi una gloria imperitura. La storia non è destinata a ripetersi. Da quasi quattro anni - il triste anniversario cadrà il 24 febbraio - gli eredi dell'Armata faticano a guadagnare terreno in Donbass. Non ci sono numeri ufficiali, ma si stimano circa 1,1 milioni di vittime russe tra morti e feriti, una macchina industriale convertita quasi interamente alla guerra e una dipendenza fortissima dalla Cina, che finanzia Mosca acquistando petrolio e gas a tariffe scontate.







