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Contestate a Foodinho srl retribuzioni sotto la soglia di povertà per 40mila addetti

Pagati 2,5 euro a consegna, sfruttati, tenuti sotto controllo e puniti: in queste condizioni lavorano i circa 40mila rider impiegati in Italia da Glovo. Sono le accuse della Procura di Milano, che ieri ha disposto d'urgenza il controllo giudiziario per Foodinho srl, la società di food delivery del colosso spagnolo Glovo con sede legale a Milano. L'ipotesi di reato è quella di caporalato.

Spiega l'accusa che le paghe sono «sotto la soglia di povertà», in violazione dei contratti collettivi ma anche della Costituzione, perché non garantiscono una «esistenza libera e dignitosa». C'è inoltre un «monitoraggio continuo» attraverso una «app», con «poche pause» e turni di lavoro, in qualsiasi condizione climatica, fino a 12 ore al giorno. E «punizioni» in caso di ritardo. Il pm Paolo Storari, titolare di altre inchieste di questo tipo, ha raccolto decine di testimonianze di fattorini, in gran parte stranieri come pakistani e ghanesi spesso con l'esigenza di inviare soldi alle famiglie in patria. «Sono sempre geolocalizzato tramite l'app e, se sono in ritardo con una consegna, Glovo mi chiama per sapere cosa succede (...). Il compenso varia tra 2,50 e 3,70 euro a consegna», si legge in un verbale. In molti hanno raccontato che con le bici elettriche, lavorando in centro a Milano, riuscivano a guadagnare non più di «800 o 900 euro» al mese. Per i ritardi nelle consegne, poi, hanno spiegato di aver «subito penalizzazioni». Così un rider: «Mi sento un numero per la piattaforma. E se mi rubano la bici tutte le spese sono a carico mio». In molti verbali si legge: «Sono costretto a fare il rider pur di sopravvivere».