La transizione da UniCredit Unlocked a UniCredit Unlimited, annunciata ieri con i conti preliminari del 2025, non è un semplice cambio di etichetta strategica, ma il passaggio ordinato da una fase di ricostruzione a una di espansione consapevole: «può generare molto più valore delle operazioni di M&A», ha spiegato l'ad Andrea Orcel nel corso della conference call con gli analisti. Con i risultati del passato esercizio, UniCredit chiude formalmente un ciclo di cinque anni di disciplina esecutiva e apre una nuova stagione in cui la banca si propone non più come turnaround riuscito, ma come piattaforma europea capace di combinare elevata redditività, solidità patrimoniale e distribuzioni sostenibili nel tempo. La Borsa ha promosso performance e strategia, il titolo ha chiuso a 78,64 euro (+ 6,35%) per una capitalizzazione di 122,5 miliardi. Dal 21 aprile 2021 - giorno di nomina di Orcel alla guida di Gae Aulenti (13,5 euro) - a ieri, il titolo si è apprezzato del 440%.
Il completamento di Unlocked è certificato da numeri che restano difficili da eguagliare in Europa: utile netto di 10,6 miliardi (+14%), RoTE (capacità di generare profitti) al 19,2% e CET1 ratio al 14,7%, nonostante l’assorbimento di 9,5 miliardi di distribuzioni agli azionisti e di 1,4 miliardi di oneri straordinari anticipati. Una scelta che chiarisce la logica industriale di Unlimited: assorbire costi e volatilità oggi per proteggere la traiettoria di medio periodo. «UniCredit ha conseguito ancora una volta una crescita e una redditività da record nel 2025», ha sottolineato Orcel, ricordando «20 trimestri consecutivi di crescita redditizia e di generazione di capitale».













