Nicolò Zanon, giurista e vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, è presidente del comitato “Sì Riforma”, vicino alla maggioranza di governo. Ha molte cose da dire sul comportamento di Alfredo Guardiano: il giudice della Corte di cassazione che partecipa sia agli eventi dei comitati del No, sia al collegio che ha accolto la richiesta referendaria di uno di questi comitati.

Professor Zanon, da una parte c’è l’articolo 111 della Costituzione, secondo cui il giudice deve essere «terzo e imparziale». Dall’altra c’è il giudice Guardiano. Sono conciliabili?

«Direi proprio di no. Il dottor Guardiano non capisce che, agli occhi delle persone, l’apparenza di imparzialità di un giudice ha la stessa importanza della sua imparzialità reale. Nessuno mette in dubbio che lui sia stato corretto nel contribuire alla decisione, e al tempo stesso nessuno contesta, in principio, la sua libertà di espressione. Ma egli sa bene che, in quanto magistrato, questa libertà incontra dei limiti».

Quali sono questi limiti?

«Sono quelli che anche il presidente Sergio Mattarella ha indicato ai magistrati: “Giudici e pubblici ministeri hanno il dovere di essere e di apparire - apparire ed essere - irreprensibili e imparziali, in ogni contesto”. Come può questo magistrato non comprendere che, agli occhi dei cittadini, se esterna le sue convinzioni a favore del No e poi decide cause strettamente connesse al referendum, la sua immagine di giudice risulta compromessa?».