"Non mi nascondo. Sono uno delle migliaia di magistrati, avvocati, docenti, e anche membri del Csm, impegnati per il sì o per il no alla riforma". Alfredo Guardiano, consigliere di Cassazione, uno dei 19 membri dell'Ufficio per il referendum, in un'intervista al Corriere della Sera, respinge con apparente nonchalance le accuse di conflitto d'interessi piovute sulla sua testa dalla maggioranza. Nei prossimi giorni, infatti, Guardiano modererà un incontro del fronte del No sul referendum sulla giustizia, del quale il governo sabato con un CdM lampo ha confermato la data del voto.

La destra, con i parlamentari Maurizio Gasparri ed Enrico Costa in testa, lo ha accusato di essere un giudice di parte, che ha fatto pesare il suo no alla riforma sull'ordinanza appena emessa. "Si tratta di accuse inaccettabili, oltre che di rappresentazioni della realtà davvero grossolane. Per entrambi i parlamentari, in ogni caso, mi riservo di agire in sede civile. Peraltro dovremmo forse ricordare ai cittadini, per evitare distorsioni, che l'ordinanza bersaglio di polemiche è stata emessa dall'Ufficio centrale per il referendum: collegio presieduto da un magistrato autorevolissimo come Raffaele Frasca e composto da 19 membri - risponde -. Intanto va detto che solo tracciare il collegamento tra il diritto di ogni cittadino a manifestare il suo pensiero e la supposta strumentalità del mio agire come magistrato è un'offesa molto grave. Peraltro, la decisione non ha avuto effetti sul merito referendario, né sulla data".