Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 16:29
Giuseppe Calabrò è un “invisibile” della ‘ndrangheta, apparentemente “sembra una persona tranquilla, ma ha un valore criminale elevato. L’uomo è un “affiliato posto in posizione apicale e sovraordinata” agli altri. A scriverlo è la gip di Milano Giulia Marozzi, sulla base delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia di due giorni fa, nell’ordinanza con cui ha disposto la custodia cautelare in carcere per Giuseppe Calabrò. Il fermo dell’uomo era stato eseguito venerdì sera.
Il 76enne, già condannato nei giorni scorsi a Como all’ergastolo per l’omicidio di Cristina Mazzotti, la studentessa di 18 anni sequestrata nel 1975, era stato bloccato tre giorni fa dagli uomini della squadra mobile e della Dia di Milano su delega della Direzione distrettuale antimafia per pericolo di fuga.
L’uomo, oltre a essere ritenuto nell’inchiesta sugli ultras dello stadio San Siro il “mediatore tra famiglie” della criminalità organizzata calabrese “interessate alla gestione dei ricavi illeciti” del Meazza, aveva preso parte al commando dell’Anonima sequestri che, secondo l’accusa, aveva rapito la 18enne. La ragazza era stata segregata “in una buca” senza aria a Castelletto Ticino, drogata con tranquillanti ed eccitanti fino al ritrovamento del cadavere l’1 agosto dello stesso anno.









