Quello tra Carmageddon, la città di Torino e il magistrato Raffaele Guariniello è uno dei casi più emblematici di scontro tra cultura pop, videogiochi e magistratura nel nostro Paese. Uno spaccato del clima morale di fine anni Novanta che, a distanza di quasi trent’anni, assume i contorni di una singolare storia di karma.

I videogiochi che non vediamo l’ora di provare nel 2026

DI ALESSANDRA CONTIN, LORENZO FANTONI, STEFANIA SPERANDIO

Il contesto

Sviluppato da Stainless Games e pubblicato da SCi, Carmageddon debutta nel 1997. A differenza dei classici giochi di guida, il giocatore può vincere in tre modi: completando il percorso, distruggendo le auto avversarie oppure investendo tutti i pedoni presenti nella mappa, compresa una velocissima vecchietta armata di bastone. Il titolo introduce per l’epoca una fisica dei danni piuttosto avanzata e, soprattutto, un sistema di punteggio che premia apertamente la violenza stradale. Nell’ottobre del 1997 il sostituto procuratore di Torino Raffaele Guariniello apre un’inchiesta sul videogioco. Magistrato già noto per le sue battaglie a tutela dei consumatori, Guariniello ipotizza il reato di istigazione a delinquere: Carmageddon, secondo l’accusa, premia comportamenti illegali e brutali e potrebbe spingere minori e giovani all’emulazione. Il risultato è un decreto di sequestro preventivo su tutto il territorio nazionale. Le forze dell’ordine rimuovono fisicamente le copie del gioco dagli scaffali dei negozi italiani. Per poter tornare in commercio ed evitare ulteriori guai giudiziari, il distributore corre ai ripari con una versione pesantemente censurata: i pedoni diventano zombie o alieni e il gore originale viene sostituito da innocui fiumi di sangue verde o nero.