Quello dell'ottantenne di San Vito al Tagliamento è e resta ancora l'unico nome associato al fascicolo aperto dalla Procura di Milano. Il via alle indagini è datato novembre ma solamente alcuni giorni fa il lavoro dei magistrati ha portato a un nominativo, appunto quello di Vegnaduzzo. Altre posizioni, come quella di un ex alpino della Carnia, sarebbero al vaglio della Procura milanese. Ma non ci sono ulteriori sviluppi.
Non si esclude, tuttavia, che l'elenco degli indagati si allunghi visto che alcuni nomi sarebbero in corso di valutazione, ma si tratterebbe di persone di altre regioni, comunque del centro-nord Italia.
La vicenda dei cosiddetti «safari» a Sarajevo era nota nella capitale già durante l'assedio e la voce arrivò anche a uno scrittore-editore esperto di Bosnia, Luca Leone, che lo aveva denunciato in un libro - «I bastardi di Sarajevo» - pubblicato nel 2014 e ripubblicato quattro anni dopo. Leone nel 2022 era anche intervenuto in occasione dell'uscita di 'Sarajevo Safari', il documentario dello sloveno Miran Zupanic.
«I giornalisti che lavoravano a Sarajevo, ma anche tutta la popolazione assediata della città durante la guerra, sapevano» del caso dei cecchini paganti, confermò all'Ansa lo scrittore precisando che «stranieri da tutta Europa - anche italiani - pagavano ai checkpoint gestiti dai paramilitari serbi sia in Croazia sia in Bosnia per poi passare un fine settimana a sparare sui civili».











