Quando si scrive di Francesca Albanese, la sfida è non scendere al suo livello. La relatrice speciale delle Nazioni Unite era uno degli ospiti d’onore al forum di Al Jazeera, televisione di propaganda islamica finanziata dal Qatar, Stato accusato di dare sostegno al terrorismo jihadista nonché di offrire rifugio ai leader di Hamas. Con lei c’erano anche Abbas Araghchi, ministro degli Esteri dell’Iran, Stato terrorista che ammazza gli oppositori a decine di migliaia, e Khaled Mashaal alto dirigente dei macellai del 7 ottobre. Sarà per non sfigurare in questo (ig)nobile consesso che l’avvocata si è lanciata in una dichiarazione che puzza di antisemitismo: «Israele è il nemico comune dell’umanità», ha sentenziato l’invasata, lanciandosi contro l’Occidente, «che ha armato e finanziato lo Stato ebraico». Poi, dopo aver ben individuato il nemico, si è rivolta alla platea di tagliagole a cui parlava invitando tutti ad alzarsi e «fare la cosa giusta».

Forse non c’è da stupirsi, dopo che abbiamo visto la giurista dare a Liliana Segre della vecchietta che capisce ormai poco e non può parlare di Israele perché è stata ad Auschwitz, averla sentita bacchettare il sindaco di Reggio Emilia che scelleratamente la premiava per aver osato dire che auspicava il ritorno a casa, dopo due anni, degli ostaggi israeliani nelle mani di Hamas e aver assistito alla sua fuga da uno studio televisivo, pure compiacente, perché i conduttori consentivano di esprimersi anche a chi non la pensava come lei. E però è giusto rimarcare con puntualità tutti gli orrori che escono dalla bocca di una donna che qualcuno, fortunatamente sempre meno, a lungo ha scambiato per una santona e una protettrice degli oppressi. È difficile non rinvenire tracce di antisemitismo e odio puro verso Israele ogni volta che Albanese parla. Ha un incarico Onu che le imporrebbe di lavorare perla pace, invece lei semina tempesta illudendosi di migliorare la situazione del popolo di Gaza. Anziché difenderlo, sta dalla parte di chi lo opprime e trae profitto dal suo martirio. Pare sentirsi a casa sua quando dibatte con i tiranni iraniani o i terroristi del 7 ottobre.