In un momento storico segnato dal rallentamento dei consumi di vino a livello globale, l'enoturismo si impone come una delle leve più dinamiche e promettenti per il futuro del comparto, passando da attività accessoria a vero e proprio asset strategico. È quanto emerge anche da "Quando il vino incontra il turismo. Numeri e modelli delle cantine italiane" a cura di Roberta Garibaldi, docente all'Università degli Studi di Bergamo e presidente di Aite-Associazione Italiana Turismo Enogastronomico - un Report che analizza l'organizzazione, le performance economiche e le prospettive dell'enoturismo in Italia. Un segmento che a livello mondiale vale 46,5 miliardi di dollari, con l'Europa che detiene oltre la metà del mercato (51%), con Francia, Italia e Spagna leader, e stime che indicano un incremento medio annuo del 12,9. Questo trend positivo si sviluppa in controtendenza rispetto all'andamento dei consumi globali di vino, che nel 2023 hanno toccato il livello più basso dal 1961. In questo contesto, l'enoturismo assume un ruolo chiave: consente alle cantine di diversificare le entrate, aumentare le vendite dirette e instaurare una relazione più profonda con il consumatore finale.
A celebrare gli operatori di questo particolare settore ci ha pensato doverosamente, qualche giorno fa, la seconda edizione del concorso nazionale Best Wine Hospitality Manager, promossa da Wine Meridian e Wine Tourism Hub e svoltasi a Riva del Garda (Tn), con l'obiettivo di accendere i riflettori sulle figure professionali che, quotidianamente, determinano il successo dell'enoturismo attraverso competenza, passione e sensibilità. In un'epoca in cui la tecnologia e le strutture di design dominano spesso la narrazione aziendale, si sceglie dunque di rimettere al centro l'individuo.







